BEATA ASSUNTA - INDISPONIBILI ALLA PRECARIETA' - LE LOTTE DILAGANO

RdB-CUB e CUB Scuola continuano a sostenere la protesta del personale insegnante e ATA precario.

 

La “Beata Assunta” è apparsa all'Ufficio Scolastico Provinciale di Benevento, dove dallo scorso 29 agosto sette lavoratrici precarie manifestano barricate sul tetto per il diritto al lavoro stabile e dignitoso.

Salerno -

a Salerno ancora un presidio di protesta al Palazzo della Provincia di Salerno, poi, dopo il deludente incontro con l'assessore al lavoro, un corteo ha bloccato il traffico a Via Roma.



INDISPONIBILI alla precarietà

Non cederemo ai ricatti!

No alla privatizzazione della scuola


Benevento, Salerno, ... in tutta Italia i precari della scuola stanno alzando la voce!


I 57 mila posti tagliati dal Governo stanno colpendo lavoratori che da decenni garantiscono il funzionamento della scuola, il Ministero dichiara che “solo” in 16 mila quest'anno non avranno da lavorare ma la situazione è ben più grave. Stiamo solo all'inizio i prossimi anni tra i tagli (altri 130 mila) e l'innalzamento dell'età pensionabile per le donne non ci sarà più neanche la speranza di lavorare da precari. Loro parlano di numeri sballati noi di persone!

Ai tagli e ai ritardi nella nomina dei precari, si aggiunge la mobilità coatta di decine di migliaia di docenti e ATA andati in sovrannumero. Così all'aumento dei carichi di lavoro (anche con gli straordinari forzati), all'aggiunta di materie da insegnare, in barba ai titoli di studio, e meno fondi per la normale attività della scuola corrisponderanno classi sempre più sovraffollate, mancato sostegno ai ragazzi diversamente abili, taglio del tempo pieno e di tante scuole e.... tanto autoritarismo clericale.

Avremo la scuola senza professori e ATA e professori e ATA senza scuola!

Non sarà la disperazione a guidare le rivendicazioni dei lavoratori della scuola ma la ferma consapevolezza che difendere i propri diritti e la propria dignità è il primo dovere per difendere la scuola pubblica, laica e di massa. Non sarà l'elemosina e il ricatto dei “nuovi” contratti di “disponibilità” il contentino che fermerà la lotta contro la privatizzazione.


La Cub Scuola invita tutti i lavoratori della scuola, i genitori, gli studenti ad unirsi alla lotta ed ad esprimere la propria concreta solidarietà ai precari.


Giovedì 3 settembre dalle ore 9,30 presidio


in Viale Trastevere al Ministero della… “Beata Ignoranza”

in concomitanza con il tavolo “tecnico” sul precariato Governo, MIUR e sindacati confederali

Per diritto all'istruzione per tutti


ASSUNTI TUTTI, ASSUNTI SUBITO, ASSUNTI DAVVERO!


La scuola si unirà a tutte le altre categorie nello

Sciopero Generale del 23 ottobre

indetto dal Patto di Base per ricostruire la via della vittoria contro l'ignoranza, lo sfruttamento, per la libertà di tutti contro la prepotenza di pochi.


3 settembre 2009 - Il Manifesto

LOTTA DI CLASSE Le proteste dei precari dell'istruzione si moltiplicano: incatenati a Milano, sciopero della fame a Palermo, sui tetti a Benevento. Il sindacato però è frenato e diviso. La Cgil per il momento non chiama alla piazza ma chiede «un tavolo». Gli effetti deleteri della «riforma» Gelmini: classi sovraffollate, laboratori chiusi, gli studenti in difficoltà lasciati senza guida
La scuola è precaria, le piazze si riempiono
le piazze si riempiono «No Gelmini», iniziative in tutta Italia. Con le nomine si fa chiara l'entità dei tagli a didattica e occupazione
di Francesco Piccioni

A macchia di leopardo, ma con la velocità di una pandemia. La protesta dei precari della scuola - docenti e personale tecnico - contro i tagli di cattedre e posti decisi dal governo sta montando con il passare dei giorni e le prime verifiche. Dal primo settembre, infatti, è iniziata la «riffa» che come ogni anno chiama una marea di aspiranti supplenti (alcuni in questa posizione da più di 20 anni) per vedere se c'è un posto disponibile da qualche parte, nella propria provincia o altrove. Il teatro può cambiare - una scuola a Roma, un palasport a Firenze, ecc - ma la scena è la stessa. Avvilente.
Non è ancora un'esplosione, per molte buone ragioni. Il mondo della scuola presenta una notevole differenziazione soggettiva e, in molti casi, la speranza di esser baciati dalla fortuna ed avere una cattedra resiste in fondo all'animo fino all'ultimo. Le scolaresche cominceranno ad entrare in classe soltanto tra una decina di giorni; e i presidi possono nominare supplenti anche ad ottobre avanzato. Per molti, insomma, il brusco risveglio si tradurrà in necessità di «far qualcosa» solo nei prossimi giorni. Anche per gli «utenti» - gli studenti delle superiori e i genitori degli alunni di elementari e medie - scopriranno la nuova realtà (classi sovraffollate, problemi di sicurezza, orari ridotti, ecc) solo dopo lo squillo della prima campanella.
Ciò non ha impedito che le proteste iniziassero già in agosto. Le docenti arrampicatesi sull'ufficio scolastico provinciale di Benevento sono ormai - dopo soli tre giorni - delle stelle di prima grandezza in questo firmamento. E i politici fanno a gara per salire su quel tetto e farsi fotografare con loro. Prima il beneventano Viespoli (Pdl), poi il segretario del Pd Franceschini. Identico l'intento. Al punto che ieri hanno accolto l'ultimo visitatore con uno striscione eloquente: «Cari politici, turni di notte, non passerelle!». Non basta insomma una visita per trasformarsi in «difensori» credibili del mondo del lavoro. «Rimarremo in pianta stabile su quel tetto - ha aggiunto Daniela Basile, una delle freeclimber sannite - finchè non arriveranno proposte concrete da questo governo. Chiediamo un documento in cui ci si impegni a risolvere la questione del precariato, che non necessita più di palliativi, ma di interventi decisivi e definitivi. Siamo contenti della presenza dell'onorevole e della solidarietà di tutti, ma è il momento delle proposte concrete».
Catania, Palermo, Cagliari, Padova, Milano, Roma, Torino, ecc, offrono un quadro anche più mosso. Cambiano i simboli, come spesso accade nei movimenti spontanei. A Palermo e Milano si sono viste le catene, usate da un decina dei partecipanti al presidio di fronte agli uffici dei due provveditorati. A Milano si sono visti anche gli operai dell'Innse, che hanno portato la propria solidarietà ed esperienza. Solo nel capoluogo lomardo e provincia si contano 2.500 cattedre in meno.
In altri casi, invece, sono state scelte le mutande, per illustrare sinteticamente le condizioni economiche in cui sono state precipitate decine di migliaia di famiglie. A Roma alcuni docenti in attesa della «riffa» davanti al liceo Newton si sono spogliati denunciando una situazione drammatica per chi, in molti casi, ha superato i 50 anni e può vantarne una trentina di servizio. A Torino c'è stato un lungo sit-in, a Catania l'occupazione degli uffici del provveditorato, così come anche a Cagliari. E' nel Sud, infatti, che la dimensione dei tagli assume proporzioni da catastrofe sociale.
Ma non viene sottolineato solo l'aspetto occupazionale. L'espulsione di oltre 42.000 docenti e 15.000 Ata, infatti, non è dovuta a una diminuzione delle iscrizioni, ma al combinato disposto di diverse linee di intervento accomunate dall'unico scopo ufficiale del «risparmio». Quello non dichiarato, ci spiegano, è «la distruzione della scuola pubblica per favorire quella privata». Come fanno? Semplice: a) si riducono gli orari di lezione; b) si «abilitano» i docenti a insegnare più materie; c) si aumenta il numero degli studenti per classe (fino a 33-34, violando ogni buona pratica in materia di didattica e sicurezza); d) imponendo il «maestro unico» alle elementari. Nemmeno il turnover viene più rispettatO. nel migliore dei casi per ogni 8 che raggiungono la pensione viene nominato un solo docente di ruolo.
A fronte di un problema sociale e didattico enorme, il governo prova a dividere il fronte proponendo i «contratti di disponibilità», una sorta di ammortizzatore sociale vincolato però alla totale soggezione individuale del precario. Stamattina, al ministero dell'istruzione, si terrà un «tavolo tecnico» con alcuni sindacati per vedere di concretizzare questa misura. Fuori, su viale Trastevere, i coordinamenti dei precari e i sindacati aderenti al «patto di base» (Cobas, RdB-Cub e Sdl) terranno un sit-in per chiedere invece la «stabilizzazione» delle centinaia di migliaia di precari che da molti anni sono la vera stampella su cui regge il «normale» funzionamento della scuola pubblica.