SALVATA DALLA PROTESTA MA NON DAL LICENZIAMENTO

Salerno -

Oggi i Vigili del Fuoco, impropriamente coinvolti in un problema di ordine pubblico sono intervenuti per impedire con la “forza” che una collaboratrice scolastica, precaria licenziata della scuola, potesse protestare sul tetto dell'USP di Salerno.

Da venti giorni in presidio insieme ai suoi colleghi del Comitato insegnanti e ATA precari, Cobas Scuola Salerno e del Patto di Base (Cobas, RdB CUB e SDL) di Salerno, una delle migliaia di lavoratrici licenziate dalla scuola dai piani Gelmini-Tremonti non ce l'ha fatta più ed è salita di nuovo sul tetto dell'USP minacciando un’estremo atto di protesta. Devastata da una situazione personale molto difficile ha denunciato l’indifferenza e le parole vuote di politici di ogni colore e sindacalisti concertativi che stanno tradendo nei fatti la richiesta del ritiro dei tagli e della difesa della scuola pubblica.

Proprio ieri il Consiglio Regionale della Campania ha approvato un Ordine del Giorno che finanzia l'accordo con il Ministero dell'Istruzione avallando di fatto la truffa dei contratti di disponibilità previsti dal decreto Ronchi approvato dal Governo. Accordo voluto dai sindacati concertativi, compresa la CGIL campana ma condannato da tutti i comitati dei precari e dai sindacati di base.

Le istanze e le lotte dei lavoratori, ancora una volta, vengono trattate come un problema di ordine pubblico da spegnere e reprimere, mentre nei palazzi si finanziano nuove forme di precariato assistito attraverso forme contrattuali simili a quelle interinali già utilizzate anche in Sanità. Il processo devastante dei tagli che in tre anni butterà fuori dalla scuola 200.000 lavoratori e lavoratrici, insegnanti e ATA, và fermato. La RdB CUB esprime la piena solidarietà ai lavoratori che pretendono il finanziamento di lavoro vero ristabilendo gli organici 2008 necessari anche quest’anno per mantenere il livello minimo di efficienza nella Scuola salernitana. La RdB CUB conferma il pieno sostegno alle loro iniziative e dà conferma della partecipazione alla manifestazione nazionale del 3 ottobre a Roma da piazza della Repubblica al Ministero dell'Istruzione. La lotta continua.

Il coordinatore provinciale RdB CUB
Pietro Di Gennaro

 


VERGOGNA



Lo urliamo con tutta la rabbia che abbiamo dentro dopo la terribile mattinata che ha avuto come protagonista una nostra compagna di lotta, Graziella Ventrone.

Graziella, incatenata da tre settimane sotto l’Usp di Salerno, ha condiviso con noi il presidio giorno e notte, un presidio di civiltà contro l’inciviltà dei tagli e la gestione fallimentare dell’Ufficio scolastico provinciale.

I nodi vengono al pettine, il più grande licenziamento di massa nella storia della repubblica colpisce le regioni meridionali ed in modo particolare la nostra provincia.

Le azioni del governo e dei suoi uffici periferici, che si esprimono in freddi numeri, stanno causando concretamente un disastro sociale, uomini e donne buttati in mezzo ad una strada a 30, 35, 40, 45 e 50 anni, famiglie spesso monoreddito con mutui sulle spalle si ritrovano catapultate in una condizione di povertà che nessuno avrebbe mai immaginato.

La stessa sopravvivenza della già martoriata Scuola Pubblica è messa in forse, nei nostri territori spesso la Scuola è l’ultimo fortino in situazioni di disagio sociale e ambientale.

Sono decine le segnalazioni di difficoltà e confusione nella normale attività delle Istituzioni scolastiche della nostra provincia, dirigenti che denunciano mancanza di organico e genitori che protestano contro le classi sovraffollate.

Non si sono tagliati rami secchi, ma posti di lavoro veri, la normale attività didattica è messa in forse dalla mancanza di docenti e di personale Ata.

La stessa risposta della Regione Campania mostra nel migliore dei casi una non conoscenza del problema, recependo con il voto di ieri in consiglio regionale i contratti di disponibilità proposti dal Governo la nostra deputazione non ha fatto altro che ratificare i tagli (8.000 in Campania) promuovendo una forma di assistenzialismo.

La Regione si propone di tenere aperte le scuole di pomeriggio utilizzando i docenti e gli Ata senza incarico, ma il problema è che la scuola campana necessita di personale per la normale attività didattica. La Regione può e deve utilizzare questi fondi per finanziare cattedre vere per i docenti e posti veri per gli Ata, questo è il modo migliore per rispondere agli scellerati tagli del Governo Berlusconi.

Noi non abbiamo alcuna intenzione di mollare, lottiamo e lotteremo per noi e per tutte le Graziella che in questo momento vivono il loro dramma quasi come una vergogna, a loro diciamo che è la nostra casta politica e sindacale che si deve VERGOGNARE, una casta che vive il suo privilegio lontana dal popolo e dai suoi bisogni.

La lotta continua.

Una delegazione del Comitato di Salerno si è recata in giornata a Roma per prendere a nome nostro, in Questura, la responsabilità dell’organizzazione della manifestazione nazionale dei precari scuola del 3 ottobre, che partirà alle 15,00 da P.zza della Repubblica e terminerà dopo un corteo nel centro città con l’”assedio” del Ministero della Pubblica Istruzione.

Facciamo appello a tutti i precari e non, agli studenti ed ai genitori della provincia di Salerno a partecipare numerosi alla manifestazione del 3 ottobre, sono in preparazione pullman che partiranno da Battipaglia, Salerno e Nocera Inferiore.




Comitato Insegnanti ed ATA della Provincia di Salerno



Info: 3492344625/3386355910/3288449831


www.precarisalerno.forumup.it – tiggilibero.altervista.org


25 settembre 2009 - La Città di Salerno

emergenza scuola
Precari, sfiorata la tragedia
La collaboratrice scolastica Graziella Ventrone minaccia di lanciarsi dal tetto dell’Ufficio scolastico. «Sono stanca, ho perso la dignitá. Vivere non serve più»
di Fiorella Loffredo

Salerno - Tragedia sfiorata ieri mattina in via Monticelli, quando la signora Graziella Ventrone, la collaboratrice scolastica diventata ormai l’emblema della lotta che i precari salernitani stanno portando avanti da più di un mese, ha lasciato la sua postazione nel cortile dell’Ufficio scolastico provinciale, dove stanzia da settimane un presidio permanente, ed è salita sul tetto dell’edificio. Da lì, piangendo, ha minacciato di gettarsi nel vuoto. «Sono stanca. Ho perso la mia dignitá. Vivere non serve più a niente». Frasi dettate dalla disperazione quelle urlate da Graziella dalla balaustra del tetto, più volte pericolosamente scavalcata. Momenti di grande apprensione per i suoi colleghi che, dal cortile, la pregavano di non commettere follie, di scendere, di pensare a suo figlio che la stava aspettando a casa. «Casa? Quella in cui vivo non è una casa, è una topaia - ha urlato tra le lacrime la donna - e non ho nemmeno i soldi per pagarla. Quale futuro posso quindi garantire a mio figlio? Non riesco nemmeno più a guardarlo in faccia». A tentare di far ragionare Graziella ci hanno provato sia una sua collega, Sabrina De Costanzo, anch’essa precaria, che Alessandro D’Auria. I due l’hanno infatti raggiunta sul tetto per farla calmare. In un visibile stato di choc, Graziella Ventrone continuava a urlare chiedendo l’intervento del prefetto «altrimenti io da qui non scendo». Inutili i tentativi fatti dagli agenti della Digos accorsi sul luogo: le hanno promesso che l’avrebbero accompagnata personalmente dal prefetto che, informato del fatto, la stava giá aspettando. Ma Graziella non si è mossa. A quel punto, dopo l’ennesimo tentato salto nel vuoto, per fortuna sventato, i vigili del fuoco, che giá da tempo stavano monitorando la situazione, hanno deciso di intervenire con la forza e hanno preso di peso la donna portandola al sicuro. Dopo pochi minuti Graziella, accompagnata dagli stessi, è uscita dal portone al piano terra dell’edificio, si è seduta sulla sedia a cui è rimasta incatenata per due settimane, ed è scoppiata in un pianto dirotto. Quella di Graziella è una situazione limite: 42 anni, siciliana d’origine, un figlio di 14 anni, Emilio, un marito disoccupato. Dopo aver lavorato al nord per molti anni, tre anni fa riesce finalmente ad avvicinarsi alla cittá di suo marito, Cava de’ Tirreni. Ottiene un incarico come bidella in una scuola della costiera, che viene poi riconfermato per i due anni successivi. Dal 30 agosto è ufficialmente disoccupata. Ieri è stata ricevuta dal vice prefetto vicario Cannizzaro, il quale ha promesso di prendere a cuore non solo il suo caso, ma anche quello delle centinaia di precari Ata della provincia. Solidarietá a Graziella e ai precari anche da parte del sindacato RdB Cub, che ha garantito la propria presenza alla manifestazione del 3 ottobre.