Giustizia: 5 febbraio - sciopero nazionale

sciopero e sit-in al Palazzo di Giustizia di Salerno in Corso V. Emanuele

dalle 09.30 alle ore 12,00

Salerno -

La Città di Salerno - sabato, 6 febbraio 2010

 

Tribunali bloccati in tutta la provincia

Sciopero dei cancellieri «Vogliamo riforme vere»

Hanno incrociato le braccia ieri i lavoratori dei tribunali del distretto di Salerno in segno di protesta contro la difficile situazione della giustizia. Uno sciopero che ha raccolto circa il quaranta per cento delle adesioni. Dinnanzi al Palazzo di Giustizia di Salerno c'è stato anche un sit-in dei dipendenti, tramite il quale si è voluto parlare direttamente ai cittadini e spiegare loro i perché della criticità del sistema di giustizia italiano. «E'un modo per alzare   finalmente la testa e dire basta - dice Pio Antonio De Felice, del coordinamento giustizia della Rdb. Basta alla politica che finora ha previsto esclusivamente tagli alle risorse e non investimenti; basta al blocco delle assunzioni che di fatto hanno agevolato l'esternalizzazione e la privatizzazione del servizio; basta alle riforme a costo zero, alle le'ggi improntate sul "momento" che hanno reso caviliose e farraginose le procedure». Il sindacato parla di «proposte per gettare fumo negli occhi dei dipendenti e dell'opinione pubblica», di una riforma che è solo uno specchietto per le allodole «per tenere buoni i lavoratori, mentre in realtà si lavorava per l'ennesima riforma delle norme senza alcun investimento, riforma che una volta conclusa metterebbe definitivamente a terra gli uffici giudiziari ed i lavoratori». Così i lavoratori dei tribunali di Salerno, di Nocera Inferiore, di Eboli e delle altre sedi della provincia, hanno deciso di chiudere gli uffici «per non tacere» e per «chiedere e pretendere dalla classe politica maggiore attenzione ai problemi della giustizia e dei lavoratori» per dare al cittadino «finalmente un servizio efficace ed efficiente».


6 febbraio 2010 - Il Mattino

Salerno. Con lo sciopero di ieri mattina il personale amministrativo della giustizia...
di Antonella Barone

Salerno - Con lo sciopero di ieri mattina il personale amministrativo della giustizia ha voluto far sentire forte la propria voce contro i tagli agli organici e alle risorse. Una giornata di lotta decisa a livello nazionale, che anche a Salerno ha visto la partecipazione dei lavoratori del settore. È stato organizzato un sit in davanti al Palazzo di Giustizia dal lato di corso Vittorio Emanuele, dove sono stati distribuiti ai cittadini volantini in cui sono spiegate le ragioni della protesta. Ad aderire allo sciopero sono state alcune sigle sindacali, Uil, Cgil, Rdb e Flp, che sono scese in campo contro l'accordo integrativo firmato a livello nazionale da Cisl e Unsa. «Siamo contrari perchè è un accordo che ha previsto solo progressioni economiche e non giuridiche, penalizzando il personale della giustizia che da anni svolge mansioni superiori», ha affermato Carlo Sorrentino, della Uil Pubblica Amministrazione. E ha aggiunto: «In questi anni sono stati chiesti sacrifici, abnegazione e ora si continua a penalizzare il personale non prevedendo alcuna riqualificazione». Poi senza nascondere una certa amarezza ha affermato: «Nessun magistrato ci ha manifestato solidarietà». Il problema del personale amministrativo a Salerno è uno dei più urgenti da risolvere, per le notevoli carenze esistenti nelle diverse sedi giudiziarie del distretto, in particolare dove operano i giudici di pace, come si rileva dalla stessa relazione del presidente della Corte d'Appello, Umberto Marconi in occasione dell'inaugurazione dell'anno giudiziario. «Come si fa a parlare di processo breve con un sistema come questo che è inevitabilmente votato al fallimento? I cittadini devono sapere la verità. Sono anni che non vengono banditi concorsi, gli organici già sottodimensionati, sono stati ora ulteriormente ridotti di 60 unità», ha dichiarato Carlo Sorrentino. Il prossimo passo delle sigle sindacali, che ieri hanno scioperato, è quello di chiedere al presidente della Corte d'Appello, Umberto Marconi e al procuratore generale Lucio Di Pietro di operare una razionalizzazione della situazione in ambito locale e rendersi promotori di una «proposta di chiusura delle sezioni distaccate minori in modo da poter recuperare personale da quelle sedi».



Cronache del Mezzogiorno - 6 febbraio 2010

No ai tagli e al blocco delle assunzioni: i lavoratori della giustizia alzano la voce

Ieri il sit-in di protesta davanti al Tribunale cittadino: chiesta la valorizzazione e la riqualificazione del personale, investimenti e un progetto di modernizzazione

Giornata di mobilitazione in tutta Italia, quella di ieri, per i lavoratori del settore giustizia. Anche a Salerno, così come in molte città, i dipendenti hanno incrociato le braccia e si sono incontrati ieri mattina presso la sede del Palazzo di Giustizia.
Obiettivo dire basta "alla politica che finora ha previsto esclusivamente tagli alle risorse e non investimenti, al blocco delle assunzioni che  hanno   agevolato l'esternalizzazione e la privatizzazione del servizio, alle riforme a costo zero, alle leggi improntate sul 'momento' che hanno reso caviliose e farraginose le procedure". I lavoratori giudiziari chiedono una giustizia rapida ed efficiente, la valorizzazione e la riqualificazione del personale, nuove assunzioni, investimenti adeguati,un progetto di modernizzazione, uno stop ai tagli indiscriminati. "A questo punto - si legge sul comunicato ufficiale diramato dalla Rdb Cub - la responsabilità diventa nostra se continuiamo a tacere, se non gridiamo tutti insieme che la loro gestione è fallimentare: dobbiamo chiedere e pretendere dalla classe politica maggiore attenzione ai problemi della Giustizia e dei lavoratori.Dobbiamo pretendere che ci mettano in condizione di dare al cittadino un servizio efficace ed efficiente; dobbiamo farci dare il conto di quanti soldi sono stati sperperati in appalti, consulenze e mancate informatizzazioni, visto che hanno esclusivamente arricchito le aziende private e lasciato invariata la tecnologia negli uffici creando solo precariato, ed infine dobbiamo pretendere il pagamento ed riconoscimento della nostra professionalità".



6 febbraio 2010 - Il Manifesto

GIUSTIZIA
Sciopero nazionale e tribunali presidiati

Migliaia di lavoratori della Giustizia scesi in piazza ieri in tutta Italia. Molte le manifestazioni che si sono svolte davanti alle Corti d'Appello in occasione dello sciopero nazionale. In base alle prime stime di fonte sindacale, avrebbe registrato un'adesione media del 75%, bloccando l'attività dei tribunali e degli uffici giudiziari.
L'agitazione, proclamata dalla RdB Pubblico Impiego insieme a Cgil FP, Uilpa e Flp, è stata indetta per rivendicare condizioni di lavoro accettabili, nuove assunzioni, riqualificazione economica e professionale; e per protestare contro l'ipotesi di accordo sul contratto integrativo, firmata da una minoranza delle organizzazioni sindacali. «La grande partecipazione allo sciopero di oggi dimostra che i lavoratori giudiziari non sono più disposti a continuare ad operare in condizioni insostenibili e chiedono a gran voce di proseguire nella lotta», ha dichiarato Pina Todisco, della RdB. «Oggi sono scese in piazza insieme a noi anche organizzazioni sindacali che per anni hanno praticato la concertazione, a dimostrazione che la strada da percorrere è quella del conflitto. La nostra lotta andrà avanti fino a che l'amministrazione non si accorgerà che questo personale, altamente professionale e qualificato, non deve essere trattato come un popolo di invisibili. I lavoratori rispediscono al mittente un contratto integrativo che rappresenta solo un ritorno al passato e contraddice la necessità di un'amministrazione moderna, in grado di fornire un servizio di qualità ai cittadini».


Il Mattino - 3 febbraio 2010

 

La protesta In assemblea avvocati e dipendenti in servizio nella sede di via Prudente
Giudici di pace tra organici carenti e rischio sicurezza

AIGA e sindacati UIL e RdB «Potenziare i ruoli amministrativi
Montera: sarà lotta dura

Gianluca Sollazzo «Totale inefficienza del servizio reso dagli uffici del giudice di pace all'utenza e una chiara difficoltà da parte degli avvocati di operare in condizioni mortificanti per la categoria, con l'insorgere di inevitabili disagi e tensioni». È la denuncia dell'Aiga, (Associazione italiana giovani avvocati), nell’assemblea pubblica presso la sede dei Giudici di pace in via Prudente. Intervenuto anche il presidente dell'Ordine forense Americo Montera che ha sottolineato la «necessità di rendere pubbliche le disfunzioni con cui sono costretti a misurarsi gli avvocati, soprattutto nell'interesse dell'utenza che affolla ogni giorni la sede del Giudice di pace». I legali lamentano «tempi biblici per il rilascio di copie conforme agli atti o mesi di attesa per l'apposizione delle formule esecutive», paventando il rischio di una «paralisi della quotidiana attività giudiziaria». Chiedono il ripristino dei vecchi orari di apertura (9-13 ogni cinque giorni, anziché tre, come avviene attualmente). Insorgono rappresentanti sindacali del coordinamento giustizia, invitati a prendere parte al confronto pubblico: «Siamo con organico sottodimensionato, da 23 unità siamo passati a 15 unità in nove anni, mentre dai 7 cancellieri che assistono il giudice si è passati a tre unità», afferma Pio Antonio De Felice, cancelliere e sindacalista della Rdb. Gli fa eco Antonio Buonocore, segretario Uil Giustizia che ritiene urgente una «copertura dell'organico a fronte dell'allargamento delle competenze del Giudice di pace nell’ambito del processo civile e penale». Viaggio tra i disagi. Ma la pianta organica carente non è l'unico punto di doglianza. Nel corso del confronto di ieri indetto dall'Aiga, guidata da Marco Del Vecchio, è emersa la problematica sul grave degrado strutturale dell'ufficio giudiziario di via Prudente adiacente l'istituto d'arte Filiberto Menna. Una situazione che si tocca con mano. A cominciare dall'entrata dello stabile. Portone con vetri visibilmente danneggiati e pericolosi per l'utenza. Una maniglia sorretta alla meno peggio da un elastico. Tutto molto artigianale. Nel cuore dell'atrio, accatastate dietro una tenda, ci sono camuffate delle casse di bottiglie, vuote. Sempre al piano-terra, percorrendo il corridoio che conduce all'Ufficio copie e iscrizioni al ruolo, si trova una lunga teoria di armadi desolatamente vuoti. A fare da cornice registri dei contenziosi sparsi qua e là e una fila di mugugni tra avvocati e utenti, in attesa di depositare la documentazione necessaria per i procedimenti giudiziari. «Sono i soliti tempi biblici per il rilascio di una cartella, una situazione insostenibile per noi giovani avvocati», afferma rassegnato Marco De Vecchio, dell'Aiga. Procedure che potrebbero essere bypassate tramite recapiti via fax. «Manca anche quello, è stato richiesto un mese fa», laconico il cancelliere De Felice. Da un piano all'altro dello stabile la situazione di certo non cambia. Primo piano. Una ressa di gente si fa spazio tra vecchi armadi trasbordanti di fascicoli. Risalgono a più di un decennio fa. Tutti liberamente consultabili. Ore 10.50. In alcune aule si stanno svolgendo delle udienze. Spazi angusti. Giudici, legali, utenti addossati in un carnaio insostenibile. Secondo piano. «Di solito le udienze si tengono qui», dice De Felice. Ma intorno neanche l'ombra di una pedana con scivolo per disabili. Figuriamoci di un'ascensore. E' la più grave delle barriere architettoniche. «Così quando arriva un invalido per un'udienza spostiamo tutto al piano terra», appunta De Felice. Terzo e ultimo piano: anche qui, come nel resto dell'edificio, alcuni fili elettrici che spuntano sulle pareti, assenza di vie di fuga in caso di calamità. E finestroni ingabbiati in inferriate. «Se scoppia un incendio restiamo qui come dei topi in trappola», sussurra una impiegata. «E' tutto fuorilegge - sostiene Antonio Buonocore, Uil Giustizia - a nulla sono valse le segnalazioni al Prefetto, al presidente della Corte D'Appello e al presidente del Tribunale». E perchè nulla manchi, si scopre che l'ufficio giudiziario è stato anche oggetto di sei furti nell'ultimo anno. Senza sistemi di sicurezza e vigilanza chiunque può accedere allo stabile e agire indisturbato.

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La Città -  -  28 gennaio 2010

Sede dei Giudici di Pace: pochi spazi, celebrare i processi diventa un atto creativo

di Luigi Colombo

 

I faldoni sono nei corridoi e le udienze sono tenute in locali inadeguati. Ci sono gravi carenze nella vecchia palazzina di via Prudente

 

 

SALERNO. Forse il fatto di condividere lo stabile con l’Istituto d’Arte, li rende anche loro artisti. Di quelli anche un po’ folli, costretti ogni giorno a dipingere e scolpire qualcosa che si avvicini quanto più possibile all’idea di giustizia. Folli, perché certo occorre un minimo di pazzia per imbarcarsi in quest’i mpresa. Basta recarsi una mattina qualsiasi nella vecchia palazzina di via Prudente che ospita i locali del Giudice di Pace di Salerno e costatare con i propri occhi quanto accadde. Probabilmente molti vi avranno giá messo piede, visto che competenze del Gdp si allargano a macchia d’olio e riguardano casi di vita quotidiana, dalla diatriba col vicino alla contestazione di una multa. E mentre la decenza vorrebbe una proporzione di 2,5 amministrativi al fianco di ogni magistrato, qui la proporzione diventa di 0,5 ogni giudice. Pio Antonio De Felice, cancelliere e sindacalista della Rdb, ama particolarmente una metafora che indubbiamente rende l’idea: «E’ come se a un macchinista chiedessero di condurre contemporaneamente due treni. E’ materialmente impossibile». Ma le carenze d’organico sono sparite grazie alle magie del ministero. Basta stabilire meno persone in pianta organica e voilá non manca più il personale.

 


Incontriamo De Felice nel suo ufficio. La giornata è grigia e rende necessario l’accensione dei malfunzionanti neon. «Purtroppo non possono essere riparati, perché ormai questo modello è fuori produzione. Figurarsi se si pensa di sostituirli con nuovi». Certo è che forse tutto l’impianto elettrico non è propriamente a norma, con fili che penzolano un po’ ovunque. E di solito le migliaia di persone che ogni giorno affollano questi uffici, che prima del ’95 ospitavano una facoltá dell’Universitá, si fanno spazio tra armadi stracolmi di fascicoli (alla mercé di chiunque) e piccole aule dove svolgere le udienze. Nessuna uscita di sicurezza, ma neanche l’a scensore. Così «quando arriva un portatore di handicap spostiamo l’u fficio al pian terreno, oppure dobbiamo prenderlo in braccio e portarlo qui. E’ mortificante per tutti. Speravamo nei nuovi uffici della cittadella giudiziaria, ma a quanto pare non ci sará spazio per noi». Al materiale di cancelleria, penne e fogli, ci pensano i cancellieri. «Nessuno, indipendentemente dal colore politico - dice il sindacalista. vuole che in realtá la giustizia funzioni». L’etá media del personale supera i 50 anni. Nessun concorso da almeno 15 anni, praticamente non c’è ricambio. «Il ministero prevede un altro taglio di 5mila unitá in Italia - dice De Felice. Non so come e quanto questo sistema potrá ancora reggere. Siamo al collasso».


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