Salerno: arare per gettere il seme della democrazia partecipata
Annuncio: a Salerno uno sportello sociale di servizio al Popolo
Ogni venerdì dalle ore 16, in via Posidonia, nel quartiere Torrione di Salerno, presso la sede della Federazione provinciale USB, è aperto uno sportello sindacale di servizio al Popolo ispirato alla rappresentanza popolare dei quartieri che sono modelli di democrazia partecipativa in Venezuela, Cuba e Bolivia. Queste pratiche pongono l'organizzazione di quartiere al centro della gestione politica locale, seppur con approcci distinti. Il Venezuela promuove un "potere popolare" autonomo attraverso i Consejos Comunales. Cuba integra rigidamente i Comitati di Difesa della Rivoluzione (CDR) e i Consejos Populares nella macchina statale socialista per il controllo e la gestione dei servizi. La Bolivia, infine, costruisce la sua partecipazione su una forte tradizione sindacale e indigena, riconoscendo costituzionalmente le Juntas Vecinali e la "democrazia comunitaria", con un ruolo centrale delle donne nell'organizzazione logistica e nelle pratiche comunitarie. Pur nelle loro differenze, tutti e tre i sistemi mirano a rendere i cittadini protagonisti attivi nella sfera pubblica locale. In America Latina, Venezuela, Cuba e Bolivia hanno sviluppato modelli di partecipazione popolare basati sulla capillarità territoriale e l'organizzazione di quartiere. Queste esperienze rappresentano applicazioni significative e costituenti di forme di democrazia partecipativa e diretta: cardini nell’affermazione del Socialismo del XXI secolo.
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Lo sportello che apriamo serve a raccogliere i bisogni del singolo per farlo diventare vertenza collettiva. Per dare rappresentanza popolare ai quartieri di Salerno, per dare voce ai bisogni materiali e culturali di chi la abita, ci vive e ci lavora: vogliamo sindacare tutto, il passato, il presente e il futuro di questa città attraverso il controllo popolare della spesa e delle politiche del Comune di Salerno.
Non ci giriamo intorno, lo sportello sociale è uno strumento che nasce per sopravvivere alla sfida elettorale amministrativa che vivremo nelle prossime settimane, una sfida politica che per tanti motivi impossibile da vincere contro VINCENZO DE LUCA, ma che comunque diventa un momento di passaggio nella costituente popolare di soggettività salernitane che facendo tesoro di quanto costruito negli anni possa contribuire ad agitare un’onda nazionale travolgente verso le politiche del 2027.
Non è questo l’obiettivo che ci guida e che ci sprona, cioè l’orizzonte elettorale a breve o lungo termine, ciò che ci muove è la volontà di trasformazione materiale della vita “della nostra gente” come ripete spesso Giuliano Granato, con il conflitto dentro le vertenze capace di ribaltare gli scontati compromessi al ribasso se non i tradimenti e la corruzione, se non le ratifiche di sconfitta dei lavoratori e dei cittadini con e senza cittadinanza legale.
Siamo ad un salto generazionale che commuove per una presa di coscienza che dallo scorso settembre ha agitato le piazze di tutta l’Italia portanto a manifestare la rabbia e lo sdegno contro il genocidio di Gaza, contro la “compatibilità economica” che mette sul trono i kings a guidare la crudeltà della Finanza e dell’Economia di guerra, i kings che continuano a farci schiavi del consumo e dello sfruttamento. Dalla precarietà nel lavoro venduta come libertà ed emancipazione, alla gloria della partita iva: tutti professionisti e mai più operai, siamo oggi alla precarietà esistenziale h24. Il clandestino come schiavo esattamente come schiavo è diventato il precario a tempo indeterminato e i migliori cervelli costretti ad emigrare. Non perché sono i peggiori a rimanere ma perché anche emigrare dall’Italia è diventato un lusso che non tutti si possono permettere. A chi resta come scelta o come bisogno allora, tocca resistere, resistere e lottare.
Eravamo, siamo e saremo sempre alla testa delle lotte per la pace contro il capitalismo e contro a questo rinnovato e brutale imperialismo che sta divorando la “rivoluzione liberale” del più mercato e meno stato. Il ritorno dello stato imperialista, con il suo truculento e brutale impiego del capitale guerrafondaio, ha riaperto la stagione delle trincee insanguinate nella guerra di lento logoramento sui confini del giardino “occidentale” ma allo stesso tempo ha permeato la nostra realtà quotidiana di guerra tecnologica in ogni campo e ad ogni latitudine: quello che fino a qualche decennio fa potevamo leggere e vedere nelle opere di fantascienza, è diventata realtà. Tutto accade in poche ore, i massacri in diretta vengono seguiti da miliardi di persone nella rete, con straordinaria precisione grazie alla geolocalizzazione in tempo reale; certo gli eventi e i fatti sono filtrati e amplificati dalla propaganda e le notizie pompate dalla menzogna. Ma la verità inumana della Palestina, il rapimento de capo di stato in Venezuela, il blocco, cappio al collo di Cuba e le bambine vaporizzate in Iran, sono verità che non si possono nascondere. Ma da settembre 2025 anche in Italia, è successo che il popolo ha rialzato la testa e ha dimostrato che il mostro capitalista si può bloccare, che l’essere umano può decidere di fermarsi, di bloccare le attività ordinarie di farsi protesta umana di massa contro l’abominio, e nel rialzare la testa con i pugni al vento: dire NO. Urlare: NO! Per rompere le catene della rassegnazione, fermare il massacro della competizione, della sopraffazione dell’uomo sull’uomo, dello sfruttamento dell’uomo sull’uomo, e così rompere l’assedio ai nostri cervelli che ci porta all’ammasso come rifiuti tossici, che ci fa massa celebrale melensa, ordinata, educata e consensiente, distratta ma comunque subordinata ai poteri che senza nessuno scrupolo ci cancellano un diritto dopo l’altro e ci riportano alla miseria, schiavi di bisogni primari.
“Solo chi non ha mai provato dolore può ridere di chi soffre”
Questa frase del padre di tutte le letterature moderne serve a dire come invece c’è chi ride e balla sull’idea e sul sentimento comunista che nessuno deve soffrire, nessuno deve essere lasciato indietro, nessuno deve essere abbandonato. Loro regalano pietà, noi vogliamo diritti. Noi vogliamo rivendicare e strappare diritti collettivi. Noi vogliamo il dividendo sociale che ci spetta come lavoratori, si chiama salario indiretto, sia chiama werfare, salute, benessere, istruzione, giustizia, si chiama casa , si chiama città, la nostra città.
La politica è prima di tutto discussione e applicazione delle idee, e quindi i programmi, l’esistente e il futuro; fare politica è gestire e sindacare il governo pubblico del nostro mondo, che sia un condominio, una strada, una piazza, un quartiere, l’intera città. Questo ci riguarda ed è il perché siamo in campo per lottare. Dobbiamo creare il controllo popolare nella gestione delle risorse pubbliche, questo ci riguarda, il controllo popolare della rappresentanza democratica ci riguarda, e per farlo oltre che alle chiacchiere delle discussioni, serve dare organizzazione dal basso e voce ai quartieri, ai bisogni primari dei corpi e delle anime che vivono questa città. Piccoli e grandi interessi di associazioni e congreghe partitiche, ovviamente affaristiche, guideranno l’assalto al Palazzo di Città, ma è nella deflagazione della guerra al voto che vogliamo seminare il germe della rivolta democratica, con pratiche che siano esercizio e promessa concreta di partecipazione e di lotta. La discussione non inizia adesso ma continua e ogni cuore che batte per la sicurezza e il benessere sociale di ogni essere umano, è invitato a battere forte insieme ai nostri, contro le guerre e il riarmo, per la giustizia, la libertà e la dignità in ogni quartiere di questa città che due secoli prima di Cristo, i Romani chiamarono Salernum, quattro secoli dopo la fondazione di Paestum, in origine Poseidonia, costruita nella piana del Sele dai greci achei provenienti da Sibari. Il resto è storia moderna, il resto sarà la storia che dobbiamo scrivere insieme.
Pietro Di Gennaro – RSU INPS di Salerno
SCHEDE PER LA DISCUSSIONE
Venezuela: Consejos Comunales e il Potere Popolare
Il modello venezuelano, promosso da Hugo Chávez e rafforzato da Nicolás Maduro, si fonda sul concetto di "potere popolare" attraverso strutture che bypassano i canali istituzionali tradizionali, presentandosi come base dello Stato socialista.
• Consejos Comunales (Consigli Comunali): Nati nel 2005, sono organizzazioni di base (150-400 famiglie) attraverso le quali la comunità organizza, gestisce e controlla direttamente le politiche pubbliche e i fondi per progetti di quartiere. La loro struttura comprende l'Assemblea dei Cittadini (massima istanza), il Collettivo di Coordinamento Comunitario, unità operative e la Contraloría Social (controllo sociale).
• Le Comuni: Aggregazioni di più consigli comunali che coordinano produzione e gestione del territorio in un'ottica di autogoverno.
Cuba: CDR e Consejos Populares nel sistema socialista
Cuba possiede la rete di vicinato più antica ed estesa della regione, integrata nel sistema del "Potere Popolare".
• Comitati di Difesa della Rivoluzione (CDR): Contano oltre 138.000 comitati attivi in ogni isolato, coinvolgendo milioni di cittadini. Nati per la sorveglianza rivoluzionaria, oggi si occupano di attività sociali (vaccinazioni, donazioni, riciclo) e rappresentano un'interfaccia tra cittadino e governo.
• Consejos Populares (Consigli Popolari): Istituiti formalmente negli anni '90, sono definiti come "anello essenziale" della gestione statale socialista. Non sono organi di potere autonomo, ma istanze locali di coordinamento che raggruppano delegati circoscrizionali per soddisfare le necessità della popolazione e allineare le direttive nazionali a livello locale, specialmente in periodi di crisi.
Bolivia: Juntas Vecinali, Democrazia Comunitaria e Organizzazioni Territoriali
In Bolivia la partecipazione si basa su una forte tradizione di organizzazione sociale, sindacale e indigena, riorganizzata dopo l'ascesa di Evo Morales.
• Juntas Vecinales (Consigli di Vicinato) e OTB: Soprattutto in città come El Alto, queste organizzazioni (coordinate a livello nazionale dalla CONALJUVE) esercitano una pressione politica decisiva e gestiscono la rivendicazione di servizi di base. Le Organizzazioni Territoriali di Base (OTB) sono legalmente riconosciute come base della partecipazione a livello municipale.
• Quadro Costituzionale e Ruolo Sociale: La Costituzione del 2009 riconosce la "democrazia comunitaria", integrando assemblee popolari e pratiche ancestrali nei processi statali. La Legge 341 garantisce il "Controllo Sociale", permettendo alle organizzazioni di vigilare sulla gestione pubblica. Le donne giocano un ruolo centrale nelle pratiche comunitarie e nell'organizzazione logistica.